Conclusioni & Bibliografia

La democrazia diretta e democrazia rappresentativa andranno incontro ad un clima di tensione inevitabile nel prossimo futuro, soltanto i vecchi media, tv e giornali potranno rallentare l’avvento di questo scontro. I politici che non saranno in grado di utilizzare Internet per scopi propagandistici, si orienteranno ancora verso l’uso della televisione per promuovere sé stessi. Negli USA entro i prossimi 3 o 4 anni si raggiungerà una tale massa critica su Internet, che tutti i partiti saranno obbligati ad indirizzare gli investimenti prevalentemente in Rete. Il nuovo politico sarà l’«Interactive Leader», colui che trasforma i desideri della pubblica opinione in realtà. Costui acquisterà potere e lo perderà perché dovrà render conto ai cittadini delle sue azioni, perseguendo la volontà dell’elettorato in tempo reale. Il politico sarà considerato in termini utilitaristici dai cittadini e verrà premiato se farà un buon lavoro, senza esser moralmente, eticamente o ideologicamente giudicato (Casaleggio 2015).L’uso degli strumenti telematici da parte dei movimenti è mirato a realizzare degli obiettivi precisi, così sintetizzabili:

  1. informare; creare un pubblico di persone capaci di intervenire con coscienza di causa nelle discussioni che li coinvolgono su vari temi;
  2. aprire una discussione pubblica sulle informazioni offerte; offrendo agli utenti spazi per il confronto reciproco e continuato, forum, piattaforme, email;
  3. incentivo della partecipazione del pubblico alla gestione dell’informazione; gli utenti vengono spinti a trasformarsi in «prosumer» da consumatori di notizie a produttori; c’è un processo di formazione oltre che di informazione.

Questo coinvolgimento porta inevitabilmente a costituire la differenza fra una politica di carattere più rappresentativo ed una a carattere più diretto, differenza che costituisce lo sfondo di ogni iniziativa movimentista, dal loro senso alla loro ragione di essere. La reale efficacia dell’operato dei movimenti però andrà valutata in un lasso di tempo sufficiente (Veltri 2005, 74).

Le nuove tecnologie sono collegate alla comunicazione, Internet influenza inevitabilmente il comportamento di singoli e collettivi, cambia soprattutto il modo di interagire entrambi. DA inter ci aspettiamo trasformazioni che porteranno all’uso di nuovi concetti. Le interazioni tra cittadini e Stato rientrano nelle funzioni dell’e-partecipation (la possibilità di esprimere opinioni politiche online), dell’e-governance (vengono pubblicate online una serie di documenti che consento l’accesso all’informazione riguardanti i servizi pubblici), dell’e-voting ed e-referendum (la possibilità di votare per elezioni e referendum online). L’elettronica implica trasformazioni nella concezione della democrazia: fino a promuovere l’e-democracy, la crescita delle opportunità di partecipazione politica dei cittadini tramite Internet. Anche se ad oggi molti percepiscono la discussione sull’e-democracy come un dominio di tecno-maniaci e di utopici sognatori. Come in molte discussioni le varie idee su vantaggi e svantaggi che le recenti innovazioni potrebbero apportare sono state caratterizzate da due poli, gli apocalittici contro gli integrati, gli scettici contro gli entusiasti. Analizziamo ora che effetti Internet potrebbe generare sulle diverse qualità della democrazia:

  • nella democrazia liberale, l’implementazione dell’uso delle nuove tecnologie digitali potrebbe migliorare la comunicazione tra cittadini ed eletti. I siti degli amministratori e dei politici contribuirebbero ad informare meglio gli elettori e a dar maggior credito agli eletti. I poli delle comunicazioni verrebbero decentralizzati. L’e-voting potrebbe aumentare la partecipazione elettorale. Per quanto riguarda le policy, Internet accrescerebbe notevolmente la trasparenza delle istituzioni democratiche, a favore della collaborazione tra diverse agenzie pubbliche. I cittadini potrebbero scegliere tra più produttori di servizi; sull’e-governance possiamo dire che ridurrebbe la discrezionalità dei funzionari pubblici, attraverso garanzie di maggiore trasparenza. L’efficacia del servizio pubblico potrebbe essere così migliorata da una flessibilità nell’accesso (di solito, 24 ore su 24) e nell’opportunità di ascolto tra cittadini e utenti. Gli studi sulla e-governance hanno evidenziato anche i limiti della comunicazione istituzionale via Internet. Sul voto elettronico c’è da dire che restano incertezze sul rispetto della sua segretezza, a questo vanno sommati anche le perplessità a riguardo degli effetti di «deritualizzazione» del voto in luoghi privati (voto al supermercato o dalla propria abitazione), oltre che sulla crescita selettiva delle opportunità di partecipare alle classi più abbienti e istruite. Le nuove tecnologie molto spesso sono utilizzate in modo unidirezionale, l’utente viene visto come un soggetto passivo. I parlamentari e gli amministratori, nella maggioranza dei casi, adotterebbero Internet ma manterrebbero il modello di comunicazione top-down da essi sempre utilizzato. Internet crea opportunità di una comunicazione politica interattiva, la capacità di utilizzarla da parte dei politici è limitata non per la limitazione di risorse economiche, ma soprattutto per le tradizioni culturali prevalenti;
  • nella democrazia partecipativa, Internet si presenta come una tecnologia che è capace di garantire il proprio ampliamento non solo dagli utenti, ma anche da chi è produttore di informazioni. Si configura come uno strumento orizzontale, bidirezionale e interattivo, garantisce, dunque, un ampliamento della partecipazione dal basso a sfavore delle gerarchie che sorreggono l’attuale società. La capacità di commentare, condividere e, quindi, in definitiva di interagire sono enormemente aumentate da un accesso diretto alla distribuzione alla produzione di informazioni. Internet sarebbe capace di ridurre le disuguaglianze politiche sui vari livelli: ingrandendo i canali di informazioni disponibili per i cittadini e facilitando la partecipazione di chi non ha voce. Allo stesso tempo questi aspetti sono stati contestati, altri esperti, infatti, sostengono che le disuguaglianze talvolta non vengono ridotte, ma che anzi Internet favorisca chi possiede maggiori risorse individuali e collettive. Vi è poi il problema del digital divide, di come non tutti possano accedere ad Internet in forma uguale. I tassi di accesso a Internet, tra i vari Paesi, restano correlati tra indicatori di risorse come la ricchezza materiale (ad esempio, il PIL) e le tecnologie di comunicazioni (diffusione dell’uso di telefonia mobile e personal computer), oltre ad una serie di caratteristiche importanti della pubblica amministrazione. A livello di singoli, le disuguaglianze sociali nell’accesso alle nuove tecnologie sono state collegate a determinante caratteristiche nell’ambito socio-demografico: l’utente di Internet tende ad essere maschio, giovane, benestante e con ottimi livelli di istruzione. Resta più capace di utilizzare Internet chi è già interessato alla politica, o chi è già attivo politicamente;
  • nella democrazia deliberativa ad Internet viene dato maggiore rilievo per quanto riguarda l’ambito della comunicazione. Internet ha certamente aumentato la qualità di informazioni disponibili e la loro fruibilità, ma anche il pluralismo di fonti e contenuti. Oggi, è molto semplice riuscire a interagire fra individui e gruppi diversi e questo sussiste in una precondizione per la comprensione, il riconoscimento e la reciprocità tra essi. Chi utilizza Internet ha un maggior numero di relazioni sociali, ipotizzando che esso promuova lo sviluppo di identità aperte e tolleranti (cosa che non accade spesso). Si potrebbero creare nuovi spazi di discussione, Internet è un ponte per la costruzione di una nuova sfera pubblica, apre le opportunità di accesso ad essa ai media-attivisti che puntano a criticare, creare, ridefinire le forme e i contenuti mediatici. Anche in questo caso sono stati avvisati degli scetticismi riguardo la qualità e l’affidabilità dei contenuti disponibili sul Web, oltre che sulla capacità di Internet di riuscire a facilitare una comunicazione che vada oltre le barriere sociali e ideologiche. La quantità di informazioni a disposizione è sicuramente cresciuta, ma l’abilità nel cercarle non è egualmente distribuita. A riguardo della qualità della comunicazione, tra le forme di deliberazione offline e online non ci sono molte differenze. Si denota che gli utenti del Web abbiano tendenze ad entrare in contatto solo all’interno di gruppi che sono ideologicamente omogenei: la società dell’informazione sarebbe caratterizzata da una serie di «sfere pubbliche parziali», culturalmente omogenee e limitate ad una categoria di élite alfabetizzate, una configurazione poco sostenibile.

Lo sviluppo di Internet in termini di democrazia è inevitabilmente legato allo sviluppo e agli effetti dell’e-democracy. Internet offre varie possibilità tecnologiche, lasciando più opzioni. L’uso della tecnologia appare filtrata attraverso la concezione della politica di più attori: la tecnologia potenzialmente disponibile, va ben oltre quella messa in pratica. La politica dovrebbe avere un maggior ruolo nello stimolare l’alfabetizzazione digitale nel disegnare istituzioni che favoriscano lo sviluppo dell’e-democracy, che aiutino, dunque, a indirizzare la tecnologia al raggiungimento di fini democratici. Se Internet necessita di una regolamentazione democratica, dobbiamo tener conto anche del fatto che la sua diffusione ha coinciso con una fase di deregolamentazione e commercializzazione della comunicazione, che ha trasformato i cittadini in utenti (Della Porta 2011).

Jean-Jacques Rousseau definiva il principio ispiratore del pensiero democratico la libertà intesa come autonomia, cioè la capacità di riuscire a dare legge a se stessi questo dovrebbe avere come conseguenza l’identificazione tra chi fa e chi riceve una regola di condotta, e quindi l’eliminazione della distinzione tra governati e governanti, sulla quale il pensiero politico si è fondato. Analizzando l’ipotesi che un costante sviluppo dell’e-democracy possa consentire l’esercizio della democrazia diretta, ci fa credere di poter sollevare qualche dubbio. Giudicando le leggi che vengono emanate ogni anno in Italia, un buon cittadino dovrebbe essere chiamato a esprimere ogni giorno, almeno una volta, il proprio voto. L’eccesso di partecipazione può avere come effetto la sazietà della politica e l’aumento dell’apatia dei cittadini. Il prezzo che si deve pagare per l’impegno di pochi è spesso l’indifferenza di molti. Niente può uccidere la democrazia più dell’eccesso di democrazia (Bobbio 1995).

Per concludere questo capitolo, ho voluto inserire una tabella riguardante i valori di partecipazione e di deliberazione presenti su Rousseau, tenendo conto che ad esso possono partecipare solo ed esclusivamente gli iscritti certificati al MoVimento 5 Stelle.

Partecipazione Deliberazione
«Valore aggiunto» decisionale Si raggiungono soluzioni attraverso il contributo produttivo degli iscritti. Il consenso viene costruito sul principio dell’interattività. Vengono eliminate tutte le intermediazioni prive di valore aggiunto, i politici devono dimostrare di aver quest’ultimo attraverso i fatti, votando e agendo secondo richiesta degli iscritti. La relazione è diretta tra loro e l’iscritto.
Legittimità della decisione Il dibattito politico su Rousseau si basa sui fatti e sull’attendibilità dei commenti. Segue le regole della trasparenza. Tutte le decisioni sono rappresentazioni del volere degli iscritti e di coloro che parteciperanno attivamente al voto. Manca la possibilità di spiegare, elaborare ed estrapolare il contenuto che viene posto nei quesiti prima del voto, in quanto viene calato dall’alto, nella funzione Voto sulle questioni più importanti oppure viene elaborato, quasi sempre, dai singoli nella funzione Lex Iscritti.
Utilizzo delle conoscenze Le conoscenze vengono condivise e ampliate utilizzando le funzioni di Rousseau, E-Learning e Sharing, consentendo l’empowerment degli iscritti. Il confronto avviene sempre in modo unilaterale nelle funzioni E-Learning e Sharing, gli eletti mettono a disposizione degli iscritti le proprie competenze. Toccherà a questi ultimi saper apprendere dall’esperienza sul campo.

La funzione dialogica tra iscritti ed eletti è presente solo per quanto riguarda le funzioni Lex.

Criterio decisionale prevalente Per determinare l’esito delle votazioni, basta ottenere la maggioranza semplice, il 50,1% delle preferenze. Tutti devono accettare l’esito delle votazioni, non c’è possibilità di contestarlo, manca una funzione idonea per rivalutare l’esito o per cercare di esprimere il proprio dissenso, anche al contenuto dei quesiti.
Contributo all’efficacia decisionale Non c’è possibilità di far emergere conflitti sui quesiti posti a votazione, questa è una falla di Rousseau, che non consente ai partecipanti di decidere cosa mettere a votazione. Il contenuto dei quesiti conta. Se l’argomento è interessante allora sarà maggiormente votato, in altro caso gli iscritti si asterranno dal voto Rousseau.
Vantaggi sistemici Rousseau ha sicuramente effetti di empowerment sugli iscritti del M5S. A trarre beneficio dell’uso della piattaforma Rousseau, sono tutti gli iscritti ed eletti del M5S. Questo implica il potenziamento di tutta la sfera pubblica, seppure coloro che hanno accesso al sistema operativo siano poche centinaia di migliaia.
Presupposti-chiave perché «funzioni» Il narrowcasting. La «trasmissione ristretta» dei contenuti di Rousseau, che sono rivolti a esigenze, temi specifici e ad un’audience segmentata. Infatti non saranno solo gli iscritti a trarre beneficio di Rousseau, ma anche gli eletti del MoVimento 5 Stelle. Il messaggio che verrà inviato dall’esito della votazione sarà un messaggio globale, in quanto tutti gli iscritti, gli eletti e i candidati del M5S dovranno seguire quanto stabilito dalla maggioranza in Rete.

Tabella.I vantaggi dichiarati della partecipazione e della deliberazione, e i presupposti affinché si realizzino (Citroni 2010).

Conclusioni dell’Elaborato Finale

La piattaforma Rousseau è un luogo virtuale assolutamente capace di sviluppare e formare idee per chi ne possa usufruire.

Crea un legame tra gli iscritti e gli eletti sottolineando, quanto sia fondamentale la democrazia diretta per il MoVimento 5 Stelle grazie all’informazione che viene fornita ai primi prima di interagire attraverso video esplicativi e articoli dal Blog di Beppe Grillo.

Manca nella piattaforma però, la possibilità di discutere razionalmente i quesiti e l’esito delle votazioni riguardo questioni socialmente rilevanti. Manca una funzione che consenta di mettere d’accordo anche soggetti dispersi geograficamente sul perché una determinata soluzione possa essere migliore rispetto ad un’altra.

Se il sistema operativo Rousseau riuscisse ad includere una funzione che segua i criteri deliberativi, sicuramente gli iscritti e i partecipanti della piattaforma trarrebbero un maggiore empowerment rispetto a quello che già è stato riscontrato.

La deliberazione può essere fondamentale per l’attuazione della democrazia diretta in futuro, questo è un aspetto da non sottovalutare per il MoVimento 5 Stelle, così come per tutte le forze politiche che aspirano alla democrazia diretta.

Bibliografia & Link:

  1. Berra Mariella, Angelo Raffaele Meo, Gianluca Miscione et al. (2001). Quaderni di Sociologia. Usi alternativi della rete. Torino: Rosenberg & Sellier.
  2. Bobbio Norberto (1995). Il Futuro della Democrazia. Torino: Einaudi.
  3. Casaleggio Gianroberto, Beppe Grillo (2011). Siamo in Guerra per una Nuova Politica. La Rete contro i Partiti. Milano: Chiarelettere.
  4. Casaleggio Gianroberto (2015). Veni Vidi Web. Milano: Casaleggio Associati.
  5. Citroni Giulio (2012). Che è “successo? Una rassegna di criteri e metodi per la valutazione dei processi partecipativi e deliberativi in «Quaderni di sociologia», 60, pp. 75-101.
  6. Citroni Giulio (2010). Mai più soli! Note sulla democrazia partecipativa, Acireale: Bonanno Editore.
  7. Della Porta Donatella (2011). Democrazie. Bologna: Il Mulino.
  8. Floridia Antonio (2017), Un’idea deliberativa della Democrazia. Genealogia e Principi. Bologna: Il Mulino.
  9. Fo Dario, Casaleggio Gianroberto, Beppe Grillo (2013). Il Grillo canta sempre al Tramonto. Dialogo sull’Italia e il Movimento 5 Stelle. Milano: Chiarelettere.
  10. Mello Federico (2013). Il Lato Oscuro delle Stelle. La dittatura digitale di Grillo e Casaleggio. Testimonianze, documenti e retroscena inediti. Reggio Emilia: Imprimatur.
  11. Pasquino Gianfranco (2007). Strumenti della Democrazia. Bologna: Il Mulino.
  12. Riva Giuseppe (2010). I Social Network. Bologna: Il Mulino 2010.
  13. Van Reybrouck David (2015). Contro le Elezioni. Perché votare non è più democratico. Milano: Feltrinelli 2015.
  14. Veltri Francesca (2005). La Rete in Movimento. Telematica e Protesta Globale. Soveria Mannelli: Rubbettino 2005.
  15. #‎OpenDemocracy – Metodi e strumenti digitali per rendere la democrazia più partecipativa, Isabella Adinolfi, https://www.youtube.com/watch?v=LqW74MO9tVs visitato il 20/04/2017.
  16. eDemocracy: da 0 a 8milioni di voti (Casaleggio M5S), M5S Europa, https://www.youtube.com/watch?v=X2b9UQVJGXE visitato il 22/04/2017.
  17. Davide Casaleggio Global Forum on Modern Direct Democracy 19-11-16, CasaleggioAssociati, https://www.youtube.com/watch?v=7uXRKMslJ0c visitato il 12/05/2017.
  18. ROUSSEAU: LA STORIA DEL MOVIMENTO 5 STELLE RACCONTATA AL PARLAMENTO EUROPEO, M5S Europa, https://www.youtube.com/watch?v=SSCqnejbV9A visitato il 15/05/2017.
  19. Alfonso Celotto – La democrazia diretta elettronica è il futuro, M5sParlamento, https://www.youtube.com/watch?v=Ty341G7fENM visitato il 15/05/2017.
  20. La democrazia deliberativa raccontata da Alberto Chiari, La ScienzaAttiva, https://www.youtube.com/watch?v=yL_eB9x_6dE visitato il 10/04/2017.

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