I Criteri Deliberativi nella Piattaforma Rousseau

Per cominciare questo paragrafo ho deciso di inserire un confronto tra i criteri deliberativi di Cohen, citati nel primo capitolo, e quanto la piattaforma Rousseau possa essere, a tutti gli effetti, uno strumento utile alla deliberazione.

  1. Permanenza e indipendenza: la permanenza non è un criterio deliberativo che viene soddisfatto dalla piattaforma Rousseau, questo accade perché un iscritto certificato può decidere della propria «disiscrizione», nel momento in cui esso decide di disiscriversi esso non potrà più avere accesso alla piattaforma Rousseau, dunque, non potrà più votare e interagire su di essa. Per quanto riguarda l’indipendenza, tale criterio viene soddisfatto solo in parte in quanto gli iscritti del MoVimento 5 Stelle sono indipendenti al momento del voto, ma molti dei quesiti che sono posti a votazione non sono scelti da loro, ma talvolta da una squadra di esperti più i gruppi parlamentari. Nonostante ciò, essi sono liberi di votare le varie soluzioni proposte successivamente al quesito e sono indipendenti anche nella scelta vincolante di restare o meno iscritti del MoVimento 5 Stelle, sebbene la certificazione arrivi dallo staff operativo di quest’ultimo.
  2. Impegno condiviso e consapevole, il pre-commitment, ad assumere la deliberazione come radice della legittimità delle scelte collettive: anche questo criterio viene soddisfatto solo in parte, in quanto il cittadino al momento della propria iscrizione al MoVimento 5 Stelle attesta la volontà di compiere un pre-commitment, dando la propria disponibilità a soddisfare i requisiti richiesti dal Non Statuto e dal Regolamento del M5S per accedere alla piattaforma Rousseau. Tuttavia, il «Sistema Operativo» Rousseau non pone la deliberazione come radice della legittimità delle scelte collettive, ma il voto a maggioranza semplice.
  3. Adesione al pluralismo e la mancanza di obblighi e vincoli che predeterminano l’esito della deliberazione: anche questo criterio viene soddisfatto solo in parte dopo l’iscrizione al M5S, c’è un’adesione al pluralismo perché si accetta di partecipare alle votazioni, alla composizione di proposte di legge e alla creazione di quest’ultime rimettendo il giudizio all’arbitrio altrui. Tuttavia si ha l’obbligo d’iscrizione al M5S per poter entrare a far parte della network community di Rousseau, questo implica il poter o non poter votare sulla suddetta piattaforma.
  4. Pubblicità e l’ampia copertura mediatica necessaria per il buon svolgimento del processo: le votazioni che si svolgono su Rousseau sono ampiamente coperte da pubblicità. Quest’ultima avviene qualche giorno primo tramite la pubblicazione di articoli e video sul Blog di Beppe Grillo che spiegano i motivi per cui si voti, dunque quali saranno i quesiti posti agli iscritti e le soluzioni, ovvero quali saranno le conseguenze che gli iscritti dovranno accettare se sceglieranno di votare in un modo piuttosto che in un altro. Le votazioni vengono pubblicizzate su tutti i canali social del MoVimento 5 Stelle il giorno della votazione. Tutti gli iscritti, inoltre, sono avvisati dell’imminente votazione con una mail (l’email di iscrizione degli iscritti certificati) che indica da che ora a che ora sarà possibile votare. Nel momento in cui si accede alla piattaforma Voto potremo trovare tutti i video e gli articoli pubblicati nei giorni precedente al voto sul Blog di Beppe Grillo grazie ai collegamenti ipertestuali, riguardo le informazioni necessarie prima di esprimere il proprio voto. Questo sistema è stato studiato per portare gli iscritti del MoVimento 5 Stelle ad un voto libero, consapevole e informato. Una volta espressa la propria preferenza, arriva una mail che notifica l’acquisizione del voto da parte di Rousseau
  5. Riconoscimento reciproco delle qualità e competenze deliberative di ciascuno dei partecipanti: questo criterio deliberativo viene ampiamente soddisfatto, in quanto, tutti gli iscritti possono votare secondo propria coscienza, possono emendare, modificare, suggerire cambiamenti alle proposte di legge dei Parlamentari europei, nazionali e regionali secondo la propria informazione e opinione. Tra l’altro per scrivere una proposta di legge non è richiesta alcuna competenza specifica agli iscritti, questo consente loro di far valere l’esperienza personale collegata all’oggetto della proposta di legge che si stia proponendo. Viene accettato, infine, il verdetto a maggioranza semplice, riconoscendo così i principi democratici presenti sulla piattaforma Rousseau.

Mill definisce il concetto di deliberazione online: “ogni pratica di comunicazione interattiva in cui attori democratici cercano di modellare le decisioni altrui influenzandone le opinioni riguardo a fatti, valori, concetti o interessi”. L’interesse comune è inteso come una visione condivisa del bene pubblico, si forma soltanto nel momento di ciascuna successiva deliberazione. Non ci sono negoziazioni di interessi individuali né tantomeno è generato da gruppi di interesse o da forze esterne. La deliberazione online proviene da un processo aperto e trasparente che si pone come presupposto l’idea che i nuovi media favoriscano il processo di deliberazione politica razionale. Fishkin faceva notare come se riuscissimo a utilizzare le nuove tecnologie per restituire la deliberazione al popolo, diventerà possibile un nuovo tipo di democrazia. Ci si sposta dal polo della trasparenza informativa, “che cosa sappiamo, e cosa possiamo decidere per noi stessi?” utilizzato dalla democrazia rappresentativa, al polo della trasparenza discorsiva “che cosa comprendiamo e come possiamo argomentare”, cioè l’essenza della ricerca deliberativa. La prospettiva deliberativa condivide l’assunto che i nuovi media facilitino l’accesso dei cittadini al processo decisionale. La metafora spaziale deliberativa è quella dell’agorà, gli spazi di discussione in rete, oggi, favoriscono una critica razionale degli affari pubblici, indipendentemente dalle influenze di altre sfere esterne come lo Stato, l’economia e la chiesa. Internet ha sostituito i circoli letterari, dei caffè e saloni del XVIII secolo. Esistono vari criteri per definire la deliberazione in rete e la capacità dei forum di soddisfare l’ideale deliberativo. Una prima linea di confine è stata tracciata fra regimi di discussione aperta, ma non regolata, basata sull’anonimità e regimi di discussione specifica e regolata, basata sull’accountability dei partecipanti. Schneider fa riferimento alla distinzione habermasiana fra sfera pubblica formale e informale. Con la prima che indica una deliberazione orientata alla decisione in fori istituzionali, al fine di generare soluzioni cooperative e questioni politiche. La seconda compre tutti i luoghi estranei a quest’ultimi, spazi liberi ed i contesti di micro-mobilitazione che forniscono ai cittadini un’opportunità primaria di conversazione (Pasquino 2007).

Su Rousseau la discussione è sempre specifica e regolata, l’accountability dei partecipanti sta nella loro iscrizione e nella loro possibilità di accesso alla piattaforma Rousseau. Quest’ultimo inciderà sempre sulla sfera pubblica formale, in quanto le deliberazioni effettuate saranno riguardanti i fori istituzionali, al fine di generare soluzioni cooperative tra iscritti ed eletti e questioni politiche rilevanti. Solo nella funzione Meetup – Call To Action si può parlare di micro-mobilitazioni, con opportunità di conversazioni proficue.

Alcune delle funzioni della piattaforma Rousseau consentono di applicare questo concetto di deliberazione online, altre no, in questo paragrafo andremo a verificare di quali funzioni si tratta.

La funzione Voto non consente di applicare questo concetto per quanto riguarda il voto su programma elettorale, iniziative parlamentari, e la scelta delle persone che il M5S deve supportare per incarichi di tipo istituzionale, in quanto quesiti e soluzioni di quest’ultimi vengono selezionati tramite prospettiva top-down, dunque la base degli iscritti certificati non sarà in grado di poter imprimere la propria impronta liberamente, potrà solo scegliere la soluzione che più si avvicina alle proprie idee, senza poter esprimere le proprie liberamente.

Sempre, la funzione Voto di applicare il concetto di deliberazione online quando la votazione sarà sulle proposte di legge effettuate dagli iscritti, solo in quel caso i procedenti delle iniziative sono anche i decidenti, dando vita così alla deliberazione online.

La funzione Lex Iscritti incarna al meglio i principi deliberativi dando la possibilità a tutti di esprimere le proprie idee, cercando di creare una proposta di legge dal basso, dunque prospettiva bottom-up, convincendo gli altri a votare per quest’ultima indicandone:

Tema; Obiettivo; Descrizione;, Ambito; lo Stato della legislazione, infatti, si deve dar conto dello stato della legislazione italiana in materia, indicando fonti normative che disciplinano l’oggetto della proposta di legge al momento della sua elaborazione; la Competenza, ovvero, a quale istituzione legislativa si intende avanzare la proposta di legge, anche se al momento si può fare solo verso il Parlamento Nazionale; la comparazione, cioè, dando conto, anche attraverso semplici richiami o esempi, delle modalità attraverso le quali l’oggetto della proposta è disciplinato negli altri Paesi; e, infine, l’Esperienza, il proponente o i proponenti indicano la propria esperienza, in termini di titoli, esperienze lavorative, casi concreti affrontati o di qualsiasi altro tipo di esperienza, che sia collegata o rilevante rispetto all’oggetto della proposta.

Tutto ciò incarna il principio della deliberazione online, vi è dunque prima una discussione del tema che sarà poi premiata o meno dal voto dei deliberanti, in questo caso gli altri iscritti.

Sulla funzione Lex Europa, il rapporto, che porta come firmatario uno dei Parlamentari Europei del M5S si può modificare tramite integrazioni, modifiche, obiezioni, suggerimenti e vizi di forma.

Grazie a queste possibili modifiche o suggerimenti possiamo dire che, se anche il rapporto venga pubblicato da un Parlamentare Europeo, tutti possono cercare di modellare la proposta e convincere gli altri anche facendo votare il proprio commento dagli altri iscritti. Toccherà, infine, al Parlamentare Europeo proponente del progetto indicare se essi siano rilevanti e pertinenti all’argomento trattato. Quindi, anche qui possiamo trovare applicato seppur in modo parziale il concetto della deliberazione online, in quanto la proposta arriva da un Parlamentare Europeo, con prospettiva top-down, ma le modifiche o i suggerimenti arrivano dal basso, attraverso l’uso della prospettiva bottom-up qui si parla sempre di deliberazione personale non collettiva, in quanto le critiche o i suggerimenti arrivano, comunque, da singoli cittadini e non da gruppi.

Sulla funzione Lex Parlamento, il rapporto, che porta come firmatario uno dei Parlamentari del M5S si può modificare tramite la proposta di: integrazioni, modifiche, obiezioni, suggerimenti e vizi di forma.

Grazie a queste possibili modifiche o suggerimenti possiamo dire che, se anche il rapporto venga pubblicato da un Parlamentare, tutti possono cercare di modellare la proposta e convincere gli altri, come nella funzione Lex Europa, anche facendo votare il proprio commento dagli altri iscritti. Toccherà, infine, al Parlamentare proponente del progetto indicare se essi siano rilevanti e pertinenti all’argomento trattato. Quindi, anche qui possiamo trovare applicato seppur in modo parziale il concetto della deliberazione online, in quanto la proposta arriva da un Parlamentare, con prospettiva top-down, ma le modifiche o i suggerimenti arrivano dal basso, viene utilizzata la prospettiva bottom-up, qui si parla sempre di deliberazione personale non collettiva, in quanto le critiche o i suggerimenti pervengono da singoli cittadini e non da gruppi.

Le funzioni E-Learning, Sharing e Meetup – Call To Action incarnano al meglio la concezione deliberativa online, poiché seppur non si arrivi ad una decisione valida, in quanto non sussiste una discussione in capo ad essi, possiamo notare che il loro unico scopo è quello di formare competenze degli iscritti del M5S e condividere le varie iniziative sul territorio, dando loro attraverso l’utilizzo di video, dispense, collegamenti ipertestuali di approfondimento, l’accesso ad atti pubblici ed eventi un nuovo modo di condividere idee e battaglie da perseguire con fini collettivi anche su tutto il territorio italiano, questo significa aver creato una comunità virtuale a tutti gli effetti, in quanto non vengono coinvolti solo i singoli ma un’intera collettività.

Dobbiamo esser cauti sull’idea che i nuovi strumenti garantiscano un esito necessariamente democratico sui processi sociali. Bisogna considerare l’effettivo ruolo dei mediatori, di coloro che creano i quesiti da mandare al voto. La limitazione dei gradi di libertà di movimento degli iscritti, che a volte, hanno solo la possibilità di esprimere la propria opinione attraverso un click su una soluzione che non viene da loro, in quanto calata dall’alto. Pur fornendo al cittadino percorsi di partecipazione extraistituzionale Rousseau riesce ad avere esiti democratici, in quanto, la maggioranza viene sempre espressa, ma pecca nel modus operandi in cui i quesiti vengono posti.

Ci sono diversi ostacoli pratici cui il MoVimento 5 Stelle e la piattaforma Rousseau vanno incontro ne elenco qualcuno:

nonostante la volontà e la capacità del MoVimento di riformare le strutture di rappresentanza politica per dare maggiore spazio alle nuove tecnologie al fine di favorire nuovi modelli di partecipazione elettronica, bisogna ammettere che l’implementazione pratica dell’e-democracy è delegata ad una minoranza di leader e istituzioni che effettivamente conoscono le dinamiche delle nuove tecnologie.

Bisogna scontrarci, quindi, con il cosiddetto digital divide, la disponibilità della tecnologia. L’idea che la partecipazione sia effettivamente ampliata dalla rete virtuale, soprattutto considerando che l’accesso alla rete “riflette le principali linee di disuguaglianza sociale piuttosto che favorirne il superamento”, avremo come risultato la creazione di «isole» di informazione in cui la conoscenza è condivisa solo da gruppi omogenei di persone. Si assiste in rete alla stratificazione delle risorse necessarie alla partecipazione, che accentua la struttura della disuguaglianza politica nella democrazia di massa. (Diani in Berra Mariella, Angelo Raffaele Meo, Gianluca Miscione et al. 2001; Casaleggio 2015 e Lusoli in Pasquino 2007).

Un altro ostacolo è quello del knowledge divide, la divisione in classi dei cittadini in funzione dell’accesso alla conoscenza sarà un tema ordinario di discussione politica. Infatti, nonostante gli iscritti della piattaforma Rousseau siano in continuo aumento, molti interventi durante la discussione delle leggi e delle proposte risultano senza connessione logica e privi di pertinenza con il fine perseguito dalla discussione. Gli iscritti potranno esprimere la propria opinione, anche se la loro competenza riguardo determinati ambiti e argomenti sia, in alcuni casi, molto limitata.

Sorge il dubbio se la partecipazione debba essere limitata e indirizzata, per evitare un sovraccarico di domande e di richieste. Schumpeter sottolineava che: “gli elettori devono rispettare la divisione del lavoro fra sé e gli uomini politici che eleggono. Non devono ritirare troppo facilmente la propria fiducia nell’intervallo fra una elezione e l’altra e devono capire che, dal momento in cui hanno eletto qualcuno, l’azione politica spetta a lui e non a loro” (Schumpeter in Della Porta 2011).

La volontà e la capacità dei cittadini ad usare i nuovi strumenti risulta, dunque, un grande ostacolo, nonostante si rilevino attitudini popolari ampiamente positive riguardo la capacità di Internet di aumentare la circolazione dell’informazione e di migliorare la qualità del processo politico, il potenziale di emancipazione della rete resta irrealizzato, ad oggi. Solo una piccola minoranza di utenti è coinvolta nei processi di partecipazione politica in un numero limitato di attività politiche. Tale minoranza nella maggior parte dei casi viene da determinate sezioni della società: uomini, con educazione universitaria, provenienti da ceti medio-alti, con significativi livelli di interesse politico, quasi sempre si tratta di persone che già partecipano in varie attività politiche. (Pasquino 2007).

Per essere maggiormente deliberativa, la piattaforma Rousseau dovrebbe consentire la creazione di spazi aperti che focalizzano la loro attenzione sulla costruzione del consenso, lasciando spazio al dibattito. Questo consentirebbe agli iscritti di avere arene aperte, spazi permanenti di incontro, luoghi che fanno sì che un processo di apprendimento e di esperienza sia possibile. Il MoVimento 5 Stelle si configura come una forza politica diversa che va oltre gli storici schieramenti di Destra e Sinistra. Le varie correnti interne degli attivisti dovrebbero avere, dunque, uno spazio nel quale poter discutere l’una con l’altra e trovare una comune capacità di azione. Il M5S sostiene da sempre che al suo interno non ci siano correnti, che la linea adottata sia sempre unica e questo è incontestabile per quanto riguarda gli eletti, cosa diversa si potrebbe, invece, affermare sugli attivisti, i quali molto spesso hanno già militato in passato in altre forze politiche e che, dunque, in alcuni casi hanno difficoltà ad anteporre le idee del MoVimento 5 Stelle all’ideologia della loro precedente formazione politica.

Servirebbe su Rousseau uno spazio per una comunicazione orizzontale e sulla gestione dei conflitti interni fra attivisti ed eletti. Non è raro, infatti, che spesso ci siano attivisti ed eletti in conflitto fra loro. Sarebbe funzionale, dunque, uno strumento che attraverso un’ottima facilitazione possa far ricongiungere gli individui in gruppi più ampi. I facilitatori o moderatori dovrebbero includere nella discussione tutti i punti di vista, oltre che dare una struttura di regole per una buona discussione, far rispettare i termini utilizzati nei commenti e cercare di mantenere un dibattito costruttivo, al fine di poter raggiungere un equilibrio unanime tra le diverse parti, trovando, infine, una soluzione che soddisfi il maggior numero di persone. Tale funzione parrebbe applicabile solo attuando il metodo del consenso, ognuno dovrebbe comunicare le ragioni del proprio disaccordo, chiarendo; costui dev’essere pronto ad accettare la decisione presa dalla maggioranza senza uscire dal gruppo. Il metodo del consenso da effettivamente la possibilità di costruire un «accordo nel disaccordo», dal momento che i disaccordi debbano essere collocati all’interno di un accordo generale, basato sul rispetto e la fiducia reciproca degli iscritti.

Il metodo del consenso ad oggi è stato particolarmente presente nelle organizzazioni più piccole per dimensioni della membership e per le risorse materiali, che hanno strutture assembleari e una posizione molto critica nei confronti della delega (come il MoVimento 5 Stelle) oltre che una struttura reticolare lasca (come quella dei Meetup). Il metodo del consenso è presente nelle organizzazioni fondate di recente e nei gruppi transnazionali. Vi sono comunque due concezioni di questo metodo:

  1. la prima è una concezione plurale di consenso che attraverso il dialogo caratterizza le organizzazioni reticolari (reti di gruppi e individui), qui il consenso è considerato funzionale alla salvaguardia della natura plurale del movimento. Durante le campagne di protesta che coinvolgono più gruppi, esso consente di lavorare su ciò che unisce, rispettando tutte le forze in campo. La necessità del consenso, in questo caso, è collegata all’apprezzamento positivo della differenza, insieme ad una visione inclusiva;
  2. la concezione comunitaria del consenso, invece, è vista come un modo per fare emergere una sorta di essenza del gruppo. Il consenso, in questi casi, è collegato ai metodi di decisione assembleare che curano particolarmente l’attenzione all’azione diretta e all’auto-organizzazione. La visione di democrazia che si configura è qui antigerarchica e orizzontale, inserita in pratiche di democrazia diretta, orientata a evitare la creazione di relazioni di potere. Le pratiche di consenso sono apprezzate per la loro capacità di realizzare il cambiamento sociale, non solo tramite decisioni politiche, ma anche tramite una trasformazione profonda della vita quotidiana. La discussione va preferita al voto: le pratiche del consenso si orientano a rafforzare legami, fiducia, comunicazione, comprensione; dall’altra parte abbiamo solo un processo decisionale basato sul voto che crea blocchi di potere, giochi di potere, strategie che potrebbero essere egemoniche, esclusi e inclusi, perciò soddisfatti e insoddisfatti, così vengono riprodotti valori a cui il MoVimento 5 Stelle stesso si oppone, infatti uno dei suoi famosi slogan è “nessuno deve rimanere indietro”. Si tratta di ridefinire il concetto di democrazia per noi stessi e di farne un esempio vivente per tutti gli altri (Della Porta 2011).

Gli esperimenti di democrazia deliberativa hanno sempre prodotto una grande partecipazione. Il MoVimento 5 Stelle attraverso la piattaforma Rousseau potrebbe pensare di utilizzare il metodo del consenso per risolvere conflitti che appaiono insanabili tra gli iscritti.


 

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