In un’epoca in cui diminuisce sempre di più la fiducia del popolo nelle istituzioni democratiche reali e nel mondo politico, ma allo stesso tempo aumenta sempre più l’interesse per la politica, il divario tra ciò che il cittadino realmente pensa e quello che l’uomo politico deve fare, tra quello che il cittadino in quanto tale reputa indispensabile e quello che lo Stato secondo lui omette di fare, si allarga (Van Reybrouck 2015).

Si respira un’aria di frustrazione e di impotenza e le persone si sono stancate di votare solo persone, anche perché con il voto si esaurisce il rapporto degli elettori con i candidati e con le scelte che verranno da questi attuate.

Quando la voglia di essere notati ha la meglio sulla gestione politica, quando la febbre pre-elezioni diventa un’affezione cronica, quando i compromessi sono costantemente visti come tradimenti, quando la politica dei partiti corrisponde sistematicamente al disprezzo, quando l’esercizio del potere provoca quasi sempre perdita di consensi, perché i giovani dovrebbero voler entrare in politica? Diventa sempre più difficile trovare uomini nuovi ed entusiasti (Van Reybrouck 2015).

I cittadini devono, dunque, incider maggiormente anche su altri processi politici: un esempio di questo, oggi, è sicuramente il bilancio, perché è chiaro che tutti i cittadini residenti in un comune devono e vogliono essere consapevoli del modo in cui il comune spenda i soldi della voce «entrate» che corrispondono a quelli della voce «uscite» del bilancio familiare.

Le nuove istanze di partecipazione chiedono al popolo di ritagliarsi un nuovo spazio nel panorama politico, ce l’hanno dimostrato recentemente anche vari movimenti partiti dal basso.

Barnett suggerisce che Internet riesca a rafforzare le quattro componenti principali di ogni ordinamento democratico: la rappresentanza, la partecipazione, il dibattito razionale e l’opinione pubblica informata. Internet favorisce la creazione di una nuova opinione pubblica ed il pubblico comincia a prendere consapevolezza di sé stesso (Pasquino 2007).

La richiesta di maggiore democrazia, negli ultimi anni, si esprime nella richiesta che la democrazia rappresentativa venga affiancata o addirittura sostituita dalla democrazia diretta. Gli stati diventano giorno per giorno più grandi e più popolosi, i costumi non sono semplici, gli affari e le discussioni diventano argomenti sempre più importanti e pieni di controversie, la disuguaglianza dei beni si è allargata sempre più, il lusso “corrompe allo stesso tempo il ricco e il povero, il primo col possesso, il secondo con la cupidigia”. La richiesta di ampliare la democrazia rappresentativa e l’istituzione della democrazia diretta è insensata? Sì, se per democrazia diretta intendiamo la partecipazione effettiva di tutti i cittadini a tutte le decisioni che li riguardano, tale proposta appare insensata. Perché vi sia democrazia diretta nel senso proprio della parola, ovvero che gli individui partecipino essi stessi alle deliberazioni che li riguardano, c’è la necessità che fra gli individui deliberanti e la deliberazione che li riguarda non ci siano affatto degli intermediari. Democrazia diretta, democrazia deliberativa e democrazia rappresentativa non sono tre sistemi alternativi: potrebbero integrarsi a vicenda. Questi tipi di democrazia sono necessari, ma non sono sufficienti. La democrazia diretta non è sufficiente, poiché gli unici istituti mediante i quali si manifesta sono due: l’assemblea dei cittadini idonei a deliberare e il referendum. Ma uno Stato è troppo complesso per funzionare esclusivamente con uno di essi ed anche con entrambi congiuntamente. Il referendum è l’unico istituto di democrazia diretta applicabile effettivamente nella maggior parte degli Stati di democrazia avanzata, è una votazione straordinaria per circostanze straordinarie. Ma è difficile immaginare che uno Stato, nelle condizioni di oggi, possa ricorrere al continuo appello al popolo. Come ho scritto prima, tenendo conto del numero di leggi emanate nel nostro Paese all’incirca ogni anno, si dovrebbe pensare di andare al voto almeno una volta al giorno. Salvo nelle ipotesi per cui un cittadino possa trasmettere il proprio voto ad un cervello elettronico, esprimendo la propria preferenza da casa attraverso un bottone (Bobbio 1995).

Nella democrazia diretta i cittadini non eleggono solo i rappresentanti, ma propongono e votano leggi attraverso differenti forme di partecipazione, come la petizione popolare o il referendum (Casaleggio e Grillo 2011).

Nell’era digitale Internet è pronto a dare una mano anche al processo politico: la democrazia diretta e la democrazia deliberativa devono affiancarsi alla democrazia rappresentativa per fare in modo che i cittadini possano decidere cosa far votare ai rappresentanti che sono all’interno delle istituzioni.

Trova fondamento, dunque, l’idea che i nuovi strumenti della comunicazione implichino una rottura con il passato aprendo una breccia per il passaggio verso il progresso. Bill Dutton diceva che la democrazia elettronica aveva un concetto generale, racchiudeva un insieme di visioni di come i nuovi media elettronici potessero essere usati per facilitare una partecipazione più diretta ed equa al processo politico. Internet è diventato fondamentale, è un artefatto culturale che consente nella vita quotidiana a milioni di cittadini di trasmettere e ricevere informazioni in tempo reale utilizzando un solo strumento. Internet contribuisce alla definizione di macrostrutture economiche, sociali e politiche, offrendo la possibilità di partecipazione politica diretta ai cittadini, gruppi politici e istituzioni. I cittadini e i gruppi politici lo utilizzano per ottenere informazioni politiche, discussioni inerenti ad esse ed esprimendo le proprie preferenze elettorali, partecipando attivamente alla vita della comunità, impegnandosi in azioni politiche dirette e indirette. La partecipazione tramite Internet va oltre i confini nazionali e istituzionali, innesca nuove pratiche di cittadinanza mediatica e culturale. Bimber a tal proposito nota che la rete accelera il pluralismo politico, catalizzando processi politici che altrimenti non verrebbero mai presi in considerazione. Internet con altri nuovi strumenti della comunicazione interagisce con trend esistenti dello sviluppo sociopolitico nelle democrazie occidentali avanzate, soprattutto per quanto riguarda la frammentazione e l’uscita dalle abitudini dei comportamenti politici individuali e collettivi. La rete evidenzia cruciali problemi sulla crisi dei rapporti fra elettori ed eletti, su nuove forme di articolazione e di aggregazione politica, sulla partecipazione politica dei cittadini. Internet pone domande e richieste sul processo di selezione della classe politica, sul continuo sviluppo della comunicazione politica online, al concetto di rappresentanza e democrazia diretta. Lo spazio virtuale consentirà all’informazione di andare oltre i confini dello Stato, i contenuti saranno interattivi, in quanto vi è la possibilità di commentare e che le notizie possano essere condivise. La rivoluzione tecnologica è un grande incoraggiamento per la libertà in ogni sua forma (Pasquino 2007).

Negli ultimi dieci anni abbiamo potuto notare lo sviluppo di partiti e movimenti in rete, i cosiddetti «Network Parties», movimenti dal basso contrapposti alle élite e vicini al popolo. Essi si autodefiniscono post-ideologici. Questi nuovi partiti si organizzano in maniera ibrida fra circoli territoriali, dando vita a nuove forme di partecipazione cittadine grazie al forte utilizzo della rete e del digitale come strumento di organizzazione. Podemos, in Spagna, ha più di 300.000 iscritti sulla propria piattaforma digitale: ciò consente di legare i cittadini agli eletti, anche considerando che i candidati sono votati online. In Germania esiste il Partito Pirata Tedesco, in Svezia il Partito Pirata Svedese, in Italia il MoVimento 5 Stelle. La democrazia diretta e partecipata è il cuore delle idee di queste nuove forze politiche, il cuore delle loro battaglie. La politica deve appartenere al popolo.

Con la Rete la barriera tra cittadino e istituzioni è superabile. Se quest’ultima ancora esiste è per incapacità delle istituzioni, dell’incuria dei governanti o una precisa volontà politica (Casaleggio e Grillo 2011).

I movimenti sociali, i giudici, le autorità indipendenti sono tutti strumenti di controllo esterno in confronto a chi detiene il potere, contestano in modo permanente le decisioni pubbliche. Rosanvallon definisce controdemocrazia questa modalità di controllo democratico, viene considerata come una nuova forma di intervento politico ed è fondamentale per la crescita del processo politico e della qualità della democrazia. Così si realizza la prise de parole della società, la manifestazione di un sentimento collettivo, la formulazione di un giudizio su coloro che governano, sulle azioni da essi compiute, o ancora produce rivendicazioni (Della Porta 2011).

I movimenti innovano e tendono a farlo sia sul piano politico-sociale, sia su quello tecnico-comunicativo. Anzi, se l’innovazione investe entrambi i piani, è segno del carattere e della portata culturale del movimento. Ma innovare le pratiche sociali comporta sempre problemi e contraddizioni (Veltri 2005).

Il MoVimento 5 Stelle nasce sullo sviluppo di nuovi mezzi telematici e di democrazia partecipata: i candidati e gli eletti sono stati votati online. Si vuol rendere la democrazia più facile da usare, accessibile, efficiente ed efficace. Tenendo conto del volere dei cittadini, dando loro la possibilità di accesso all’informazione imparziale. Questo è ciò che viene chiamato democrazia diretta digitale. La rivoluzione digitale che stiamo vivendo avrà un enorme impatto sul modo in cui viviamo il sistema democratico. La tecnologia digitale ha permesso una maggiore interconnessione, facilitando la comunicazione, l’accesso alle informazioni, la capacità di elaborare dati e interagire con essi. I dispositivi digitali funzionano con un solo click su un pulsante. Si può utilizzare la tecnologia digitale per prenotare viaggi, comunicare, fare acquisti, dunque perché non utilizzarla per partecipare alla vita democratica del Paese? Così il MoVimento 5 Stelle ha cominciato a pensare all’interazione tra cittadino e rappresentanti eletti. Era necessario cercare di ripensare tutto, poiché fino ad oggi, con la democrazia rappresentativa tradizionale, dopo aver eletto qualcuno, su quest’ultimo si perde ogni controllo sul comportamento che terrà da lì in avanti ed i cittadini non hanno la possibilità di partecipare in maniera diretta alle scelte pubbliche. Ci viene lasciata la possibilità di cambiare idea dopo una legislatura e le uniche opzioni che ci sono lasciate sono se eleggere di nuovo lo stesso rappresentante oppure pensare di puntare su qualcuno di nuovo, riaccendendo la nostra speranza che egli possa fare meglio del precedente. La rivoluzione digitale sta cambiando la società radicalmente, le nostre interazioni, tutti noi dovremmo cercare di governare e trarre vantaggio da questo processo.

La piattaforma Rousseau, «sistema operativo» e cuore pulsante del MoVimento 5 Stelle, si configura come una comunità virtuale di iscritti certificati che si organizzano in rete e, con il voto online, essi possono decidere di effettuare scelte politiche di merito. Questo consente di creare un senso di comunità e appartenenza tra i vari iscritti, il riconoscersi in valori comuni ha permesso al MoVimento 5 Stelle di essere una delle principali forze politiche italiane.

La piattaforma Rousseau permette l’accesso a tutti gli iscritti certificati del M5S di mettere la propria conoscenza in rete, condividendola e consentendo a ogni persona di accedervi per contribuire incessantemente con le sue idee allo sviluppo della società. Tutta la conoscenza deve essere disponibile alla persona che partecipa al processo decisionale mediante voto. Ciò permette decisioni trasparenti che vengono rimesse agli iscritti e alle loro valutazioni. È un modo innovativo di rimettere al centro del processo politico le persone, viene rilanciata l’attenzione sul «popolo», questo prevede la fine dell’intermediazione senza valore aggiunto.

Infatti, l’informazione tradizionale «intermedia» i fatti, li filtra, decide palinsesti e pesi delle notizie. Media e potere sono sempre stati collegati fra loro. L’eletto deve saper esercitare nei consigli la propria carica con il sostegno di un network che li aiuta ad avanzare proposte, preparare documenti, verificare gli atti comunali. Deve saper esser la voce di migliaia di persone, quando entra nell’aula comunale o in Parlamento è il terminale e l’esecutore del corpo elettorale (Casaleggio e Grillo 2011).

Riproduzione di schermata dalla piattaforma Rousseau. I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons.

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La certificazione su Rousseau deriva da una verifica dei documenti degli iscritti, documenti che devono essere inviati nel momento in cui si chiede la certificazione. Ovviamente per entrare a far parte degli «iscritti certificati» è necessario possedere una serie di requisiti.

Rousseau tenta di ristrutturare e ricentralizzare il potere democratico attorno a poli non istituzionali: il cittadino, la comunità e il discorso sociale.  Tutti i membri del M5S possono candidarsi e farsi votare o scegliere un candidato per le elezioni. Emendare un documento legislativo gestito da un rappresentante eletto M5S, proporre un atto legislativo da discutere in Parlamento, decidere come il gruppo degli eletti M5S debba votare su un argomento specifico, ricevere formazione da parte dei rappresentati eletti M5S, come servire come Sindaco di una città o come redigere un documento legislativo, decidere di sostenere finanziariamente un progetto specifico combattendo contro lo spreco di spesa pubblica. Tutto questo è stato reso possibile sfruttando la potenza della rete ed è stato messo a disposizione nel MoVimento 5 Stelle, sotto forma di un «sistema operativo» chiamato Rousseau, dal nome del filosofo considerato come uno dei padri della democrazia diretta.

Rousseau vuole restituire il potere al popolo, ammesso che quest’ultimo lo abbia mai esercitato effettivamente. Il MoVimento 5 Stelle si pone come obiettivo l’uso della piattaforma al fine di promuovere, migliorare ed espandere sia forme pure di democrazia, sia funzioni informative e di feedback popolare di forme democratiche. Nel M5S vengono ridotti i costi dell’accountability, vengono incrementate la trasparenza dell’azione di governo e la capacità dei cittadini di monitorare e censurare le decisioni sgradite. Ad esempio, sul sito: www.tirendiconto.it possiamo vedere lo stato delle rendicontazioni dei Parlamentari e dei Consiglieri Regionali eletti del M5S, il loro registro di presenze in assemblea, tutti gli atti pubblicati durante l’esercizio del servizio parlamentare e regionale.

Rousseau è stato applicato ad una realtà preesistente, infatti, in precedenza esisteva già un sistema operativo del M5S che era presente proprio sul sito di quest’ultimo. La piattaforma precedente era certificata dal Blog di Beppe Grillo: http://www.movimento5stelle.it/.

Il segreto di Rousseau è l’«usabilità», che secondo Jeff Veen, guru dell’argomento, consiste nel «capire come le persone si comportano». L’usabilità prevede il disegno delle applicazioni in funzione dei modelli mentali delle persone. Le applicazioni in rete contengono simboli univoci, visibili, distinti, ad esempio colori diversi per ogni singola funzione: questo consente di accedere alla piattaforma senza l’aiuto di un manuale d’istruzioni, di poter scrivere un commento subito sotto una proposta di legge, di dare anche un senso estetico, chiaro alla piattaforma. L’accesso su Rousseau deve essere semplice, intuitivo. Se ci fosse stato bisogno di ulteriori istruzioni per il suo uso, tale sistema operativo sarebbe stato destinato a fallire, perché molti degli iscritti probabilmente non l’avrebbero mai usato. Quindi è stato meglio adeguare un’interfaccia applicativa chiara e semplice che pretendere un cambiamento delle persone stesse in questo senso. Tutto ciò è molto meno ovvio di quanto sembri, infatti senza usabilità probabilmente molte persone che non hanno tempo da perdere si sarebbero allontanate. L’usabilità è, dunque, la capacità di rendere intuitivo e immediato un processo online, semplificare un meccanismo complesso. In rete un’applicazione che non è usabile non è per nulla funzionale (Casaleggio 2015 e Casaleggio e Grillo 2011).

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