O Derby: SL Benfica – Sporting Clube de Portugal

Oggi Lisbona sfavillava. Sfavillava così come la vedeva, ogni giorno, il signor Pereira, indimenticato e indimenticabile protagonista di “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Da Marquês de Pombal a Praça do Comércio, da Belém fino all’Alfama. Lisbona brillava, come solo questa città sa fare nelle limpide giornate di inverno, quando il sole si specchia sulle mura candide color miele e il vento dell’ovest scompiglia i capelli. Lisbona è già vestita a festa, le decorazioni natalizie illuminano la Baixa e la notte portoghese. Uno spettacolo da mozzare il fiato.

Ma stasera qualcosa brilla più di tutto negli occhi dei “lisboetas” e di tutto il Portogallo, stasera è la Catedral che ha tutte le luci addosso.

La metropolitana conduce ad Alto dos Moinhos, e ancora prima di uscire dal sottosuolo capisci già cosa ti attende pochi metri più in là.

Si alzano i decibel e l’occhio cade sui murales disegnati nel tunnel che porta allo stadio: un’aquila, delle fiamme e la scritta “Inferno da Luz”. Davanti la statua di Eusebio, eterno idolo che rimarrà sempre nel cuore dei tifosi della squadra di casa.

“Eu amo o Benfica…” è il coro che accompagna l’ondata rossa che entra allo stadio.

Una liturgia lunga 90 minuti, i 63.000 che popolano la Catedral ed un pio sacerdote di provincia che non smette di predicare nemmeno quando Bas Dost, a metà del secondo, prova a spegnere le luci sulla grande festa benfiquista e sui suoi fedeli che ricevono da Pai Natal (Babbo Natale) un grande regalo in anticipo.
Tre punti e prove di fuga in testa si balla e si canta sugli spalti sulle note di Bailando di Enrique Iglesias, “oh oh oh” di gioia e di sfottò, nei confronti di chi l’anno scorso si prese gioco di loro con la stessa canzone dopo un clamoroso 3 a 0 esterno.

Tifosi ospiti ripagati con la stessa moneta, per loro le preghiere non sono bastate.

Lisbona si tinge di rosso, l’Aquila vola ancora più in alto.

 

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