Il Sogno di Nicola

Il Tor des Géants è considerato il Trail Running più duro al mondo, vista l’elevata distanza da percorrere: la bellezza di 330 km, da percorrere considerando l’altitudine media di 2.500 metri, con picchi che arrivano a toccare 3.400 metri per un totale di dislivello positivo di 24.000 metri.img-20160917-wa0030

Bando ai tecnicismi, il percorso forma un cerchio toccando 34 comuni della Valle d’Aosta, passando per le 2 Alte Vie, toccando 4 grandi montagne quali il Monte Bianco, il Gran Paradiso, il Cervino e il Monte Rosa.

È richiesto di correre in regime di auto-sufficienza, gestendo i viveri da un punto di ristoro ad un altro. Tutti i partecipanti hanno uno zaino con del materiale obbligatorio da portare sempre dietro in caso di emergenza, infortuni o cattivo tempo.

6 mesi di preparazione consecutivi alternando pianura e montagna, 6 mesi in cui Nicola ha fatto di tutto per cercare di raggiungere il suo obiettivo.

Nicola sceglie di affrontare questa sfida di petto e nel primo mese cammina per 1 ora al giorno, dal secondo mese in poi aumentano i carichi di lavoro e le ore diventano 3 al giorno per 6 giorni a settimana, contornate da un paio di allenamenti settimanali in palestra.

Il quarto mese di preparazione è quello della svolta, camminata per 6 ore al giorno che aumentavano di settimana in settimana fino ad arrivare a 10 ore giornaliere nel penultimo mese, mantenendo sempre un’alimentazione controllata, mangiando perlopiù cibi integrali con poco glutine.

Così dopo tanta fatica e tanta preparazione Nicola si prepara ad affrontare un’esperienza unica e irripetibile, l’11 settembre la gara comincia. Il ragazzo calabrese ha solo 150 ore a disposizione per completarla, rispettando però tante barriere orarie.

L’inizio della corsa è emozionante, una folla incredibile li accoglie, circa 2mila persone nei primi metri di partenza, tutti pronti ad incitare i corridori.

5,4,3,2,1…

Scattato il countdown, un mix di emozioni incredibili sfiorano Nicola: la paura di affrontare la gara più dura del mondo, la voglia di arrivare alla fine della corsa, il timore per la lunga distanza da percorrere, i dubbi su come gestire le risorse a disposizione, la gioia di percorrere questi luoghi incontaminati, totalmente puri.

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Al via, arriva il primo magone, una partenza fulminea con i primi sessanta atleti, di cui la maggior parte professionisti, i primi km percorsi ad una media impressionante. Il ragazzo di Martelletto è già davanti alla prima montagna. Il Tor des Géants è come il Giro d’Italia, in un certo senso, perché in cima c’erano circa un centinaio di persone festanti pronte ad accogliere i partecipanti.

Ora però ci sono altri 6 km da affrontare per migliorare il distacco sugli altri, Nicola fa proprio questo, ma probabilmente non gestisce bene le proprie forze, quindi dopo 20 minuti di sosta dopo aver percorso 18 km riparte accusando un leggero dolore allo stomaco, così va in rotta per la seconda montagna. Ma, man mano che si saliva il giovane calabrese non poteva non constatare che il malore aumentava sempre più, arrivato, dunque, al 23esimo km incontra un amico che partecipava alla gara, sdraiato per terra probabilmente troppo affaticato dallo sforzo compiuto, si ferma anche lui, lo sostiene e gli tiene compagnia, poiché il sostegno morale in gare di resistenza come questa è fondamentale!

Insieme i due amici percorrono altri 8 km, fino al punto ristoro dove bevono un po’ di brodo caldo, viste anche le condizioni climatiche ormai proibitive. Nicola scatta lasciandosi alle spalle altri 40 atleti, ma lo stomaco brontola, brontola ancora e con l’avvento del buio, c’è un’altra brutta sorpresa alle porte…

Scalata anche l’ultima montagna giornaliera a 2800 metri d’altezza, arriva una mazzata terribile: la pioggia, si indossano gli indumenti anti-pioggia, ma subisce lo sbalzo termico.

Incredibile! La temperatura passa da 23 gradi a quasi zero, così affrontando la discesa che portava alla base vita, il giovane non riesce più a sopportare i forti dolori allo stomaco e cade a terra. Arriva il commissario di gara che insieme al medico, convince Nicola al ritiro dalla gara.

Quest’ultimo comunque decide di toccare ogni tappa del percorso in macchina, per salutare i pochi amici rimasti in gara e incitarli.

Alla fine il bilancioimg-20160917-wa0027 conterà 828 partecipanti di cui solo 446 arrivati al termine.

Il sogno di Nicola di arrivare a tagliare il traguardo, di dare un volto speranzoso e voglioso di crescita alla sua regione (unico calabrese della gara), di dimostrare a chi credeva in lui di poter superare questa grande avventura infranto… O forse no?!

Oggi è più agguerrito che mai, consapevole dell’esperienza e dello sforzo costatogli, sta già pianificando un nuovo programma di preparazione atletica per coronare quel sogno che suo padre, inconsapevolmente, gli ha regalato.

E io, amico mio, non posso che lasciarti un grande in bocca al lupo!

Ad Maiora Semper.

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