Gli Ultimi Romantici del Calcio Moderno: André Calado’s Story

Inizio settembre parto, solo, e decido di affrontare con coraggio e dedizione quest’avventura. Penso alla mia famiglia, ai miei amici, al mio futuro.

In valigia ho messo tutto, anche il mio amore smisurato per il calcio che mi caratterizza da sempre.

Salgo sull’aereo, accanto a me un ragazzo con delle buste bianche che riportavano sopra delle parole in cinese, mettiamo i nostri bagagli nella stessa cappelliera, siamo seduti accanto.

Iniziamo a chiacchierare, lui è portoghese sta tornando a casa, a Lisbona dopo 15 mesi, 15 lunghi mesi passati in Cina e indovinate a far cosa?

Per allenare, mi chiedo se sia destino o cosa, il primo portoghese che incontro e conosco è un allenatore di calcio, capita proprio a me che volevo raccontare in questi 5 mesi, la passione, il sentimento e come il calcio viene vissuto in Portogallo.

Casualità o destino nessuno mi toglierà mai questo dubbio, di sicuro so che da quel giorno non mi scorderò mai più di André Calado.

Appena arrivati a Lisbona dopo aver parlato a lungo durante il volo, mi indica la strada per prendere la metro e mi fa un regalo, una bottiglia di vino rosso portoghese precisamente e mi sussurra qualcosa come: “This is for your welcome in Lisbon”.

Il cuore mi si riempie di gioia, sono orgoglioso di essere qui, “chi ben comincia è a metà dell’opera” mi dico.

Ci rincontriamo 2 settimane dopo, chiedo ad André di raccontarmi la sua esperienza, così iniziamo a far un giro lungo la riva del Fiume Tago, ci fermiamo al Red Store, un famoso negozio del Benfica con annesso bar con sedie che riportavano nome e numero di giocatori che hanno fatto la storia di questo glorioso club.

In giro per Lisbona sorseggiamo della Ginja, un liquore portoghese tipico fatto da infuso di amarena in alcool e aggiungendo zucchero con altri ingredienti, e scambiamo quattro chiacchiere a proposito della sua esperienza.

André gioca a calcio da sempre, ma più che per le sue doti spicca molto il suo carattere, il suo saper essere allenatore in campo. Così all’età di 18 anni circa chiede al “Mister” della sua squadra, l’Amora Football Club, se poteva seguirlo e assisterlo negli allenamenti con i ragazzini più piccoli, questo accetta e comincia così la sua avventura.

whatsapp-image-2016-09-18-at-09-54-36Nel 2006 subito dopo Euro2004 i migliori club portoghesi cominciano a costruire strutture e creare scuole calcio per scovare nuovi talenti, così subito dopo aver cominciato ad apprendere il mestiere André diventa allenatore di una scuola calcio del Benfica ad Almada, così dopo aver passato un anno ad allenare le giovanili della sua ex squadra comincia ad allenare, a 21 anni, per l’Almada Benfica Generation Soccer School.

Per ben 7 anni allena qui, ma in una bella giornata estiva di giugno, arriva una chiamata: “Pronto André, stanno cercando allenatori in Cina, possiamo cambiare vita, possiamo avere un nuovo progetto”. A chiamarlo era João suo grande amico e collega.

Luis Figo negli ultimi anni ha fondato diverse Academies in Cina, per far sviluppare il calcio locale anche ai più giovani, cosa che in passato e tutt’ora non avviene spesso da quelle parti.

André accetta il lavoro e parte dopo 10 giorni dalla chiamata di Joao, saranno insieme in una delle “Winning League Figo Football Academy” della Cina, precisamente a Xi’an, diventa l’allenatore del “Devexplorer Football Club”.

Le fasce di età dei ragazzi di André vanno dagli under 5 agli under 15, tutto questo renderà il suo viaggio ancora più interessante e complicato.

Dopo il primo impatto poco felice in terra cinese, causato anche e soprattutto dalla visione del cielo grigio per lo smog di Pechino, e una settimana in hotel con colazione a base di uova sode e riso, André arriva per la prima volta al campo di allenamento dove oltre a lui lavorano altre 24 persone. Molto umile spiega a tutti che non si trova qui perché migliore o peggiore degli altri, ma solo per insegnare un metodo e cose diverse da quanto loro hanno visto fino a quel momento.

L’ambiente è totalmente diverso da quello portoghese, il rumore, le risate, gli scherzi fra compagni di squawhatsapp-image-2016-09-18-at-09-54-11dra; no, ad aspettarlo c’era ben altro. Infatti, i bambini cinesi sono totalmente diversi da quelli portoghesi questo perché loro sono tremendamente timidi, non abituati ad andare fuori dalle righe, poco creativi. André mi parla di loro come il riflesso della società cinese, società che tende spesso ad azzerare la creatività dei ragazzini. A parlare c’è solo lui, sempre lui e il suo traduttore, i ragazzi rispondono solo con le azioni e con enorme difficoltà, anche dei più grandi, cominciano a imparare le regole del calcio, cominciano a capire le differenze tra calci d’angolo e calci di punizione, tra quando è gol e quando è fuori.

Così dopo un gol di uno dei suoi giocatori André si trova costretto a dirgli: “Ehi, hai fatto gol! Esulta!!”, proprio perché questi ragazzi non fanno nulla senza che gli si venga detto, inizialmente.

Esattamente, proprio così molti di loro sono stati iscritti dai genitori in queste Academies, ma non conoscono le regole del gioco e tocca proprio ad André spiegargliele. Il calcio non è uno sport insito nella cultura cinese, come può esserlo per un ragazzo italiano o comunque europeo.

André deve cambiare il suo modo di allenare e mi dice: “Dopo aver allenato 15 mesi in Cina posso allenare ovunque”.

La vita in Cina corrisponde a delle continue esigenze: di andare a scuola, di frequentare un buon college, di trovare una ragazza, di celebrare un matrimonio, di fare dei figli.

Non si tratta di possibilità di avere una vita del genere, ma di esigenza di avere una vita del genere.

Così, dopo mesi di duro lavoro e insegnamenti arriva il momento delle prime partite, ma qui i ragazzi sono molto competitivi e far capire che vincere non è l’unica cosa che conta è difficile, così dopo aver vinto alcune partite arriva la prima sconfittwhatsapp-image-2016-09-18-at-09-54-12a e per i suoi ragazzi è una tragedia, tutti scoppiano a piangere.

André, però, è contento di questo: “Se loro piangono e proprio perché ci tengono, vogliono migliorare, vogliono vincere sempre, vogliono imparare”; e lo fanno, lo fanno in fretta sì, basta spiegar loro una volta sola qualsiasi cosa che subito la apprendono.

L’altro problema delle partite è tenere i genitori lontani dalla sua Area Tecnica, non conoscono le regole anche loro, vanno in panchina, dietro di lui, parlano coi giocatori, molto spesso lo disturbano e tocca proprio a lui rimetterli in riga e spiegargli che non potevano comportarsi così, o invadere lo spazio lui riservato. Me lo dice ridendo, ma sicuramente in Cina aveva un’altra faccia nell’assistere a scene simili.

Passano i mesi e André lascia la sua squadra e 24 persone in lacrime a causa del suo addio.

“La vita nel mondo del calcio è così, un giorno sei a Lisbona il giorno dopo puoi essere in Cina, è imprevedibile”.

Imprevedibile, come il suo futuro, tra sogni di allenare e idoli da seguire mi parla di Mourinho, Guardiola e si sofferma su Simeone e si rivede in alcune delle sue frasi più celebri: “Io a casa mia mi comporto in un certo modo e nel lavoro continui a dimostrarti per ciò che sei, chi pensa che io sia diverso da quello che vedete in campo si sbaglia o mente, io sono sempre così. Come chi è traditore nella vita, lo è al lavoro e viceversa; come chi è un grande padre in famiglia sarà un grande uomo sul posto di lavoro e così via”.

Ci concediamo un magnifico break nella “Cervejaria Trindade”, ristorante tipico, meraviglioso del Bairro Alto di Lisbona e ci salutiamo consapevoli del fatto che questo sia solo un arrivederci.

Boa Sorte André, sei straordinario!

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